From Denali to McKinley and Back Again: The Story of One Mountain, Two Names and Three Maps

Dal Denali al McKinley e ritorno: la storia di una montagna, due nomi e tre mappe

1 settembre 2026

Ci sono montagne che hanno un nome. E poi c’è il Denali, che da più di un secolo sembra averne almeno due. È la montagna più alta del Nord America, con i suoi 6.190 metri, e domina l’Alaska Range con una presenza difficile da ignorare. Ma la sua storia non è fatta soltanto di ghiaccio, spedizioni e pareti immense. È anche una storia di lingue native, cercatori d’oro, politica americana e cartografia. Una storia che si può leggere anche attraverso tre mappe pubblicate nel 1964, nel 1982 e nel 1986.

Molto prima che qualcuno tracciasse curve di livello o confini di un parco nazionale, le popolazioni native dell’Alaska avevano già i loro nomi per questa montagna. “Denali” deriva dal Koyukon *deenaalee*, un termine che può essere tradotto approssimativamente come “quello alto” o “quello elevato”. Il Koyukon è una delle lingue athabascan tradizionalmente parlate a nord della catena dell’Alaska. E Denali non era nemmeno l’unico nome nativo: diversi gruppi dell’Alaska utilizzavano nomi propri per la montagna, spesso legati all’idea di altezza o grandezza.
La storia cambia con l’arrivo degli esploratori europei e, più tardi, dei cercatori d’oro. Uno dei primi riferimenti europei conosciuti risale al 1794, quando George Vancouver osservò da lontano quelle che descrisse come enormi montagne innevate. Durante il periodo russo circolarono altri nomi e, dopo l’acquisto dell’Alaska da parte degli Stati Uniti nel 1867, iniziarono ad arrivare sempre più esploratori, commercianti e cercatori d’oro. Alla fine dell’Ottocento si diffuse per qualche tempo anche il nome “Densmore Mountain”, dal cercatore d’oro Frank Densmore.

Il nome destinato a rimanere sulle carte americane per quasi tutto il Novecento arrivò però nel 1896, e nacque in circostanze piuttosto particolari. William Dickey era un cercatore d’oro e, come molti americani dell’epoca, era coinvolto nelle grandi discussioni politiche del momento. Negli Stati Uniti si parlava molto di politica monetaria: da una parte c’erano i sostenitori del *gold standard*, dall’altra quelli del cosiddetto *free silver*. William McKinley, candidato repubblicano alla presidenza, era associato alla posizione favorevole all’oro, mentre William Jennings Bryan rappresentava il fronte opposto.
Dickey era dalla parte di McKinley. Secondo una ricostruzione storica del National Park Service, spiegò in seguito di aver avuto accese discussioni con sostenitori dell’argento durante il suo viaggio in Alaska. La sua risposta fu piuttosto singolare: associare alla grande montagna il nome del politico che sosteneva la sua stessa posizione. Così iniziò a chiamarla Mount McKinley.

Nel gennaio del 1897 Dickey utilizzò pubblicamente quel nome in un articolo sul *New York Sun*. McKinley era appena diventato presidente. La cosa curiosa è che non aveva alcun legame particolare con l’Alaska: non aveva esplorato la regione e non aveva partecipato alla storia della montagna. Dopo il suo assassinio nel 1901, però, il nome acquistò ancora più forza e finì per affermarsi ufficialmente.
Non tutti, però, smisero di chiamarla Denali. Una delle persone che si oppose apertamente al nome McKinley fu Hudson Stuck, missionario episcopale e protagonista della prima ascensione documentata della vetta principale. Nel 1913 Stuck raggiunse la cima insieme a Harry Karstens, Robert Tatum e Walter Harper. Harper aveva appena vent’anni e fu il primo del gruppo a mettere piede sulla vetta. Stuck continuò a preferire il nome Denali e nel suo libro *The Ascent of Denali*, pubblicato nel 1914, chiese apertamente che alla montagna fosse restituito il suo antico nome nativo.
Tre anni dopo, però, fu “McKinley” a entrare anche nel nome del parco. Nel 1917 venne istituito il Mount McKinley National Park e per molti decenni quello rimase il nome ufficiale utilizzato sulle carte federali.

Le tre mappe sotto rappresentate, pur mostrandola stessa zona raccontano momenti diversi di questa storia.

La mappa del 1964 è quella che porta lo sguardo più vicino alla montagna. Si tratta del quadrante topografico Mount McKinley A-3, realizzato dall’U.S. Geological Survey alla scala 1:63.360. Fra le tre è quella che restituisce più chiaramente la sensazione di trovarsi dentro il massiccio. Ghiacciai, creste, vallate e curve di livello riempiono la carta, e il territorio appare quasi compresso intorno alla montagna.

Tra le tre è quella che mantiene maggiormente lo spirito esplorativo. Guardandola si ha quasi la sensazione di avere davanti una carta aperta su un tavolo durante una spedizione. 
Nel 1964 non c’era ancora alcuna ambiguità nella denominazione ufficiale: per il governo federale quella era Mount McKinley, all’interno del Mount McKinley National Park.

 

Mt Denali (USA) 1964 topographic restored antique shaded relief map print on fine art paper

La mappa del 1982 racconta invece un momento molto diverso. Nel frattempo lo Stato dell’Alaska aveva chiesto ufficialmente che la montagna tornasse a chiamarsi Denali, ma la proposta aveva incontrato una lunga opposizione politica, soprattutto da parte dei rappresentanti dell’Ohio, lo Stato di William McKinley. 
Nel 1980 era arrivata una sorta di soluzione intermedia: il parco era stato rinominato Denali National Park and Preserve, mentre la montagna continuava ufficialmente a chiamarsi Mount McKinley.
È interessante pensare che la carta del 1982 sia nata proprio in questa fase di passaggio. Anche visivamente è molto diversa dalla precedente. La scala 1:250.000 allarga lo sguardo e trasforma la montagna da protagonista assoluta a punto culminante di un paesaggio molto più ampio. 
Compaiono in modo più evidente le vallate, i fiumi, le pianure e la grande struttura della catena montuosa.

 

Denali (USA) 1982 topographic restored antique shaded relief map print on fine art paper

Se la mappa del 1964 ti porta quasi sulla montagna, quella del 1982 fa un passo indietro e ti mostra dove si trova. È probabilmente quella che comunica meglio una delle caratteristiche più impressionanti del Denali: non soltanto la sua altezza, ma la vastità dell’Alaska intorno.

Quella del 1986 cambia ancora prospettiva. Appartiene alla serie dei National Parks dell’U.S. Geological Survey ed è dedicata esplicitamente al Denali National Park and Preserve. Qui il protagonista non è più soltanto la cima, ma il territorio nel suo insieme. 
La grande catena montuosa attraversa la carta come una spina dorsale e il paesaggio sembra aprirsi intorno ad essa.
È forse la più paesaggistica delle tre. E porta con sé una piccola stranezza storica: nel 1986 ci si poteva trovare nel Denali National Park and Preserve guardando una montagna che, per il governo federale, continuava ufficialmente a chiamarsi Mount McKinley.
Questo compromesso sarebbe durato ancora quasi trent’anni. 

Denali National Park (USA) 1986 topographic restored antique shaded relief map print on fine art paper

Nel 2015 il governo federale statunitense ripristinò ufficialmente Denali come nome della montagna. Era il nome già adottato da tempo dallo Stato dell’Alaska e quello profondamente radicato nella cultura locale. Sembrava la conclusione di una discussione iniziata più di un secolo prima, ma non lo era.
Nel gennaio del 2025 il presidente Donald Trump ordinò il ripristino del nome Mount McKinley per la montagna e il Department of the Interior rese il cambiamento effettivo per l’uso federale. Il parco, invece, mantenne il nome Denali National Park and Preserve.
Ed è forse questa la parte più curiosa della storia: più di un secolo dopo William Dickey, il nome della montagna continua ancora a raccontare qualcosa della politica americana, del rapporto con le popolazioni native e del modo in cui un luogo può assumere significati diversi a seconda dell’epoca in cui lo si guarda.
Le tre mappe del 1964, 1982 e 1986 rendono tutto questo particolarmente visibile.

Ogni persona potrà trovare in ognuna di queste carte qualche aspetto che la renderà ai suooi occhi preferibile rispetto alle altre. 
C’è chi guarda subito le montagne, chi segue i fiumi con gli occhi, chi cerca piccoli nomi conosciuti, chi si perde nelle curve di livello. E c’è chi, dopo qualche minuto, nota una scritta come “Mount McKinley” e si domanda perché oggi sia abituato a sentire soprattutto il nome Denali.
È in quel momento che la mappa smette di essere soltanto un’immagine ma diventa una porta aperta su una storia ancora tutta da scrivere.
Forse è questa una delle ragioni per cui le vecchie carte geografiche funzionano così bene anche fuori da archivi, biblioteche e rifugi di montagna. Non è necessario essere stati in Alaska per avere una mappa del Denali sulla parete.
Anzi, a volte una mappa funziona esattamente al contrario; essa infatti non ci ricorda necessariamente un posto nel quale siamo stati, ma ci ricorda che quel posto esiste.

 

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